Imparare la lingua: Learning vs. Acquisition

Una differenza fondamentale per chi impara una lingua straniera: LearningAcquisition.
Cominciamo da due esperienze che molti di voi avranno già fatto.

Da una parte i madrelingua non conoscono le regole grammaticali che usano quotidianamente, perché come disse Barry Farber “You do not have to know grammar to obey grammar”.

Dall’altra conoscere a memoria le regole grammaticali non ci permette assolutamente di parlare una lingua straniera e soprattutto non ci aiuta minimamente a capire un madrelingua quando parla. Questo perché “You don’t learn a language, you get used to it.” (Khatzumoto)

learning - imparareNegli anni ’70-’80 Stephen Krashen formulò una teoria linguistica (the input hypothesis), e sebbene alcuni aspetti della teoria siano ancora molto discussi, alcune delle sue tesi fondamentali possono aiutarci a capire meglio la nostra esperienza linguistica.

Una delle tesi fondamentali di Krashen riguarda l’esistenza di due sistemi distinti di apprendimento linguistico: il learning e l’acquisition.

Learning è un processo conscio, che consiste nell’astrazione e apprendimento delle regole grammaticali, ma anche nell’apprendimento consapevole di termini dal vocabolario.

Acquisition invece è un processo inconscio, attraverso il quale la lingua viene assorbita in una forma pratica, performativa, instintiva.

Il risultato del learning è la capacità di analizzare un discorso e testare se è corretto secondo le regole grammaticali. Con molta difficoltà e prendendosi molto tempo si può anche provare a comporre frasi nella lingua straniera, ma sarà un processo simile alla composizione di una formula matematica.

acquisition - acquisireIl risultato dell’acquisition invece è la produzione e compresione lingusitica instintiva, irriflessa. Ad esempio le parole vengono alla mente nell’ordine corretto e quando qualcuno parla capiamo cosa intende.
Nella lingua madre il processo di acquisition è così progredito e il suo inizio è cosí lontano nel tempo, che neanche ci accorgiamo dei suoi magici effetti, come ad esempio il fatto che tu non ti stai minimamente concentrando sulle singole lettere che compongono questo testo o addirittura sulle parole, perché la tua capacità di decodificazione è talmente avanzata che può lavorare inconsciamente e senza correzioni.
Se invece abbiamo appena cominciato a studiare una lingua straniera, ci troveremo a dover osservare e calcolare ogni segno per ricostruirne il significato.

I due processi di learning e acquisition corrispondono a due livelli cognitivi comuni alla maggior parte delle attività umane.
Pensiamo ad esempio a suonare uno strumento: all’inizio i movimenti sono consapevoli ma macchinosi, mentre un virtuoso non pensa ai movimenti o alle teoria musicale, bensì si concentra solo sulla melodia.
Ma anche imparare a guidare la macchina funziona nello stesso modo: all’inizio dovevamo riflettere su ogni movimento, mentre ora provate a dire in ordine da sinistra a destra la funzione dei pedali. Per ricordarvela dovete immaginarvi di essere in macchina e immaginarvi di frenare. Allora saprete dov’è il freno.

Questo secondo modo di “ritrovare le regole” è comune per i madrelingua. Domanda di esempio: nella frase ipotetica, il congiuntivo si usa per l’ipotesi o per la sua conseguenza?
Il modo più diretto con cui un madrelingua trova la risposta è provare a formulare una frase: “se io fossi…” ah ecco, l’ipotesi si coniuga al congiutivo!
Un principiante invece farà il contrario: richiamerà la regola imparata a memoria per poter porre la sua ipotesi nel modo corretto.

La Funzione di Monitoring

monitoring - grammaticaUn’altra tesi fondamentale della input theory riguarda la funzione di monitoring.
In pratica il lerning permette di monitorare la produzione e compresione linguistica, la quale a sua volta avviene in base alle strutture già aquisite.
Provate a tradurre al volo in una lingua straniera che conoscete la frase: “Mi ha chiamato il tipo che ho conosciuto ieri.” Immaginate proprio di doverla scrivere.
Istintivamente vi sarà venuta una frase, ma subito dopo sarete tornati su alcune parti della frase per controllare se erano corrette.

Questa funzione è molto importante per imparare una lingua straniera da adulti, ma van dette due cose:

  1. il monitoring prende tempo e concentrazione
  2. può diventare un brutto vizio

Il fatto che il monitoring richieda tempo e concentrazione implica che non ci sarà molto di aiuto nel caso di chiacchierata con un madrelingua.
Per questa ragione abbiamo bisogno di allenare una lingua straniera con esercizi specifici che ci consentano di utilizzare il monitoring in maniera proficua (come ad esempio leggere e scrivere).

Quando dico che il monitoring può diventare un brutto vizio, mi riferisco a un problema che si incontra in una fase avanzata dell’apprendimento linguistico.
Mi è cominciato a succedere molto spesso dopo circa 5 anni che parlavo tedesco, quando ormai il processo di acquisition era molto avanzato e avevo sviluppato un buon instinto inconscio per la lingua.
Mi accadeva sempre più di frequente di auto-corregere un’espressione corretta con una sbagliata. Mi venivano anche in mente parole che però poi pensandoci non riconoscevo e quindi scartavo.
Quando me ne accorsi, cominciai a chiedere ai madrelingua ogni volta che mi capitava, e così scoprii che il mio istinto conosceva il tedesco meglio della mia parte conscia!
Ci ho messo un po’ a lasciare le redini del monitoring e cominciare a confidare nell’istinto.

Il consiglio che do ai miei studenti, perché patiscano meno, è di sviluppare la consapevolezza dei due processi, in modo da non cadere negli eccessi come è successo a me.

Passando alla pratica: la differenza tra learning e acquisition ha molte conseguenze pratiche per l’apprendimento di una lingua straniera.

Conseguenze pratiche

Vediamo brevemente le prime considerazioni pratiche per l’allenamento:

1) Learning e acquisition sono entrambi necessari e vanno bilanciatiequilibrio

È un errore comune privilegiare un processo a scapito dell’altro. Ad esempio chi ha imparato le lingue a scuola avrà sperimentato un eccesso di learning: tantissime spiegazioni di grammatica, una marea di eccezioni imparate a memoria, ma pochissime occasioni di acquisition.

Al contrario molte persone si immaginano che una full-immersion possa dare i risultati migliori e quindi optano per soggiorni di studio intensivi, che però si rivelano spesso meno efficaci del previsto perché un’esposizione così intensa supera le capacità fisiologiche di acquisition.

2) Learning e acquisition hanno tempi e ritrmi diversi e vanno coordinati

Uno degli errori classici dei corsi di lingua è l’impostazione del persorso di studio in funzione della teoria grammaticale (quindi learning).

Si comincia ad esempio a studiare il presente indicativo e lo si studia in ogni virgola cercando di impararlo correttamente. Questo è un sistema razionale dal punto di vista del learning ma non considera il processo di acquisizione delle competenze linguistiche.

equilibrioAd esempio studi dimostrano che sebbene sia molto semplice imparare la coniugazione dei verbi al presente in inglese, perché consiste semplicemente in una “-s” alla terza persona singolare (he does), le persone imparano a utilizzare la “-s” spontaneamente molto più tardi nel processo di acquisizione.
Il motivo è semplice: la mente insonscia in questo frangente è più intelligente degli insegnanti e decide di economizzare gli sforzi. La “-s” alla terza persona singolare non è una differenza importante per il processo comunicativo, è una finezza senza risvolti pratici e viene quindi ignorata.

È quindi importante capire l’ordine di acquisizione spontanea e strutturare lo studio grammaticale in funzione di essa, in modo da sostenerla.

Un altro aspetto da considerare è che l’acquisizione necessita tempo, pratica e ripetizione per sedimentare. Mentre possiamo fare una settimana di studio intenso e ficcarci in testa le conoscenze grammaticali a forza, questo non funzionerà con il processo di acquisizione, anzi potrebbe causarci stress e quindi contribuire a rallentarlo.

Consiglio: consideratelo come se fosse una questione corporea, come andare in palestra. Concedete al vostro cervello il tempo di digerire e automatizzare le competenze con i suoi ritmi.

3) Dopo ogni monitoring bisogna rinforzare l’acquisitioncorreggere gli errori

Questo è un consiglio semplice e concreto, ma di fondamentale importanza.
Abbiamo detto che necessariamente durante l’apprendimento linguistico procederemo con una sorta di trial and error: proveremo a comprendere e formulare frasi e poi ci correggeremo.

Se ad esempio ho scritto “Die Flasche liegt auf den Tisch” e poi mi ricordo che con uno stato in luogo è richiesto il dativo, la mia mente cosciente sarà già soddisfatta, perché ha riconosciuto l’errore e conosce la forma corretta. Al limite ripeterò la frase correttamente, “die Flasche liegt auf dem Tisch” e poi passerò avanti.
La mente inconscia purtroppo non capisce la negazione, quindi per lei quello che è successo ha un valore neutrale. Entrambe le opzioni sono state proferite uno stesso numero di volte: “den” +1 e “dem” +1. Insomma non ha imparato nulla. L’unica cosa che è cambiata è che ci siamo abituati a correggerci, quindi: correzione +1.
Questo vuol dire che la prossima volta ci risuccederà la stessa cosa, semplicemente più velocemente. Diremo “den” e ci correggeremo subito.

Per questo chi impara fa l’esperienza di ripetere sempre gli stessi errori e quasi tutti gli studenti che conosco si trovano “perseguitati” da alcuni errori ricorrenti. Sanno dov’è l’errore e “in teoria” conoscono la forma corretta, ma continuano nonostante tutto a sbagliare.  Questo perché allenano sia l’errore che la correzione, senza riuscire a spostare l’ago della bilancia a favore della forma corretta.

Come si risolve questo problema?
Semplicissimo: basta ripetere almeno tre volte la forma corretta.
Dopo aver corretto la frase prendo un respiro e poi penso a una bottiglia sul tavolo e convinto dico: “die Flasche liegt auf dem Tisch”. Pausa e poi ripeto, altre due volte.
Se si tratta di qualcosa di importante può valere la pena costruire un’altro paio di frasi analoghe, per rinforzare l’acquisizione, ad esempio: “das Buch liegt auf dem Bett”, “die Katze liegt auf dem Boden”.

4) Concentriamoci su quanto capiamo o sappiamo giustova bene così

Il nome della teoria di Krashen, “the input hypotesis”, si riferisce al fatto che secondo Krashen si procede nel processo di acquisition solo quando si capisce un input linguistico leggermente più avanzato del nostro livello attuale.
Questa tesi è la più controversa del lavoro di Krashen, e io credo che il problema stia nell’esagerazione del “solo quando”, che andrebbe ridimensionata.

Nella pratica dell’allenamento linguistico è però vero che in alcuni esercizi vale la pena concentrarsi molto di più su quanto capiamo che su quanto non capiamo.
Ad esempio quando leggiamo un testo o ascoltiamo un audio, aquisiamo molto concentrandoci sulle espressioni che capiamo… ma che magari non ci sarebbero venute spontanee.
Fare attenzione a quello che non capiamo può essere uno spunto per imparare nuove parole ed espressioni, ma non fortifica l’acquisitione delle competenze già imparate superficialmente.

Visto che molti mi chiedono consigli a riguardo, vi dirò la mia anche sulla questione delle proporzioni, ovvero: quanto bisogna studiare la grammatica rispetto ad allenare la lingua?
Premesso che queste categorie non sono così distinte e che come tutor cerco di insegnare come implementarle…
…direi che la regola d’oro e di passare sui libri di grammatica tra i 20 e i 60 minuti al giorno, mai di più!
Mentre per l’allenamento in generale vale la regola dello sport: fino a stancarsi ma senza esaurirsi.

Spero il post vi sia piaciuto, nel qual caso ti chiedo solo di condividerlo.  Se poi mi volete fare davvero felice, lasciate un commento circa le vostre esperienze di learning e acquisition!

Buono studio e a presto!

 

5 Responses to “Imparare la lingua: Learning vs. Acquisition

  • “ConseGuenze pratiche” e “Vediamo breveMEnte le prime considerazioni pratiche per l’allenamento:” 😉 ottimo articolo!

    • Grazie Simona, per il commento e per le correzioni ^_^

    • “conquQenze” è evidentemente un tranfert dalle lingue germaniche 😀
      Me ne capitano un sacco, soprattutto quando scrivo dopo l’una di notte. Un giorno pubblicherò un piccolo catalogo, dal titolo: “come il tedesco si mangiò il mio italiano” 😉

  • Giuseppe
    5 months ago

    Racconto la mia esperienza.
    Poi ognuno ne trae la morale che vuole.
    Io sono stato costretto a prendere il C1 al Goethe, dopo un anno scarso, lavorando, in Italia, senza corsi, ci sono riuscito al terzo tentativo. Capisco abbastanza pure i testi orali C2, con cui mi allenavo, di un testo Hueber.
    Sono stato adesso in Germania e dovevo farmi ripeter tutto quasi sempre.
    Spesso me ne uscivo con frasi lunghe e corrette e ingeneravo nell’interlocutore l’idea erronea che li capissi.
    Ascolto il Tagesschau e certe volte capisco al 90% altre quasi nulla.
    Sono peraltro anziano (44 anni).
    A breve verrò precipitato nella vera Germania e ne sono sgomento.
    Al test fallito a Bremen, l’esaminatrice di tedesco (forse per l’Aussprache) durante la prova orale mi guardava con disgusto.
    Studio, mi impegno, ma sono giunto alla conclusione che un adulto anziano come me, per imparare dall’estero una lingua complessa meriterebbe lezioni, tre anni.
    Finito questo “reply” torno a leggere die Welt. Che è croce e delizia, alcuni articoli scivolano via in un attimo, altri richiedono ricerche interminabili di parole.
    Questo per dire che io non credo nel full-immersion, non credo nel “vai su posto e impari in due mesi” la lingua.
    E poi i tedeschi son cattivi.
    Chiedevo di ripeter più lentamente e ripetevano più in fretta o in inglese.
    Non so.
    Forse imparerò bene il tedesco. Forse no. A volte non ne posso più.

    • Ciao Giuseppe,
      da un lato mi colpisce molto la stanchezza, quasi sofferenza, che racconti nel tuo commento. Al contempo però mi impressiona anche la caparbietà, rassegnata e coraggiosa al contempo, con cui non ti rassegni ma anzi porti avanti il tuo progetto.
      Mi spiace, per i problemi che racconti, e mi piace, il modo in cui li affronti.
      Ti invito quindi a cogliere l’occasione di un colloquio gratuito con me. Mi piacerebbe parlare a voce della tua esperienza e vedere insieme di trovare metodi per renderla più piacevole e magari più efficace.
      Cari saluti,
      Alessio

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